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28 settembre 2006

A LAGONEGRO IL PIANO DI LOCALIZZAZIONE C'E', MA NON SI RISPETTA

Sembra un paradosso quello che è alla base della protesta civile innescatasi a Lagonegro, nelle scorse settimane, contro l’istallazione di un’antenna di telefonia mobile della Tim (Umts). La cittadina della Valle del Noce è una dei pochi comuni della nostra regione ad essere dotata di un Piano di Localizzazione degli impianti per il broadcasting radiotelevisivo e delle Stazioni Radio Base per la telefonia mobile, così come stabilisce l’articolo 5 della Legge Regionale n. 30 del 5 aprile 2000: “Ogni Comune, entro un anno dalla entrata in vigore della presente legge, deve individuare uno o più siti al di fuori di zone altamente urbanizzate dove localizzare e concentrare gli impianti di teleradiocomunicazioni già installati e di futura installazione, predisponendo anche il relativo piano di trasferimento per gli impianti già in funzione. La scelta di tali siti deve essere effettuata tenendo conto di criteri improntati al principio della tutela sanitaria, ambientale paesaggistica e architettonica”. Ad oggi, però, il Piano di Localizzazione – soprattutto alla luce dei lavori che hanno portato all’innalzamento del ripetitore sul tetto della Casa comunale, in pieno centro abitato e nelle vicinanze di edifici scolastici – risulta essere inapplicato, nonostante la validazione avvenuta con deliberazione comunale n.228 del 25 luglio 2002.



La decisione presa dall’Amministrazione comunale di Lagonegro entra chiaramente in conflitto con i contenuti stessi del regolamento sopraccitato, nel quale si fa riferimento – in merito al processo di individuazione di siti idonei per il montaggio delle antenne – alla precisa volontà di tutelare la salute dei lavoratori, delle lavoratrici e della popolazione dagli effetti dell’esposizione ai campi elettromagnetici; di applicare il Principio di Precauzione sancito nel Trattato istitutivo dell’Unione Europea; di assicurare la tutela dell’ambiente e del paesaggio; di allocare gli impianti al di fuori di zone urbanizzate.

La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista), impegnata con costanza sul fronte dell’Elettrosmog e delle tante emergenze ambientali della nostra regione, preso atto della situazione Lagonegrese si fa portavoce delle proteste dei cittadini organizzati nel Comitato “Il risveglio dei Lagonegresi” e del Comitato per il No alle Antenne nel Lagonegrese, chiede l’immediato smantellamento dell’antenna in questione e l’applicazione del Piano di Localizzazione già approvato per mettere la parola fine ad uno stato illegittimo delle cose.

[Organizzazione Lucana Ambientalista]




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28 settembre 2006

NORMATIVA REGIONALE IN MATERIA DI PREVENZIONE DELL'INQUINAMENTO DA CAMPI ELETTROMAGNETICI

LEGGE REGIONALE N.30 DEL 5 APRILE 2000 

ARTICOLO 1 Finalità
La Regione Basilicata, al fine di salvaguardare l’ambiente e tutelare  la popolazione dai possibili rischi sanitari, derivanti dall’esposizione a campi elettromagnetici, con la presente disciplina l’installazione e la modifica degli impianti per telecomunicazioni, nel rispetto della normativa Statale in materia.

ARTICOLO 2  Campo di applicazione
Fatte salve le attribuzioni dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, sono disciplinate dalla presente legge tutte le sorgenti che generano radiazioni non ionizzanti, utilizzati in impianti di teleradiocomunicazioni, con frequenza compresa fra 100KHz e 300 GHz e con potenza efficace massima al punto di emissione superiore a 5W.

ARTICOLO 3  Regime autorizzatorio
L’installazione di impianti per teleradiocomunicazioni di cui al precedente art. 2 è subordinata ad autorizzazione regionale rilasciata dal Responsabile del Servizio Regionale competente. Allo stesso regime sono assoggettati gli impianti esistenti per i quali si richiede una modifica tale da determinare il superamento dei limiti di cui all’art. 2 della potenza massima immessa in antenna. La domanda di autorizzazione, in carta legale, prodotta dal titolare o dal legale rappresentante dell’impianto, deve essere indirizzata alla Regione Basilicata - Dipartimento Sicurezza Sociale e Politiche Ambientali. Essa deve essere corredata della documentazione, da produrre in triplice copia, riportata nell’allegato 1 della presente legge.

ARTICOLO 4 Istruttoria
La istruttoria tecnica e amministrativa è espletata dal Dipartimento Regionale Sicurezza Sociale e Politiche Ambientali, che acquisisce il preventivo parere del Comune interessato per quanto attiene gli aspetti urbanistici, ed il parere radioprotezionistico dell’ARPAB. Sulla base delle informazioni e della documentazione allegati all’istanza, l’organismo deputato al rilascio del parere radioprotezionistico verifica il rispetto dei limiti di esposizione fissati dall’art. 3 e dei valori fissati dall’art. 4, 2° comma del D.M. n. 381/98, precisando i limiti da non superare per ogni installazione nel contesto di tutti gli impianti esistenti nella zona prescelta. La Regione si pronuncia sulla domanda entro 60 giorni dalla presentazione della stessa ovvero, nel caso in cui ritenga di invitare il richiedente ad apportare modifiche al progetto, entro trenta giorni dalla presentazione di dette modifiche.

ARTICOLO 5  Piani Comunali
Ogni Comune, entro un anno dalla entrata in vigore della presente legge, deve individuare uno o più siti al di fuori di zone altamente urbanizzate dove localizzare e concentrare gli impianti di teleradiocomunicazioni già installati e di futura installazione, predisponendo anche il relativo piano di trasferimento per gli impianti già in funzione. La scelta di tali siti deve essere effettuata tenendo conto di criteri improntati al principio della tutela sanitaria, ambientale paesaggistica e architettonica. I piani devono essere trasmessi alla Regione Basilicata - Dipartimento Sicurezza Sociale e Politiche Ambientali. Gli oneri relativi al trasferimento degli impianti già in funzione saranno a carico dei titolari degli impianti stessi. Gli impianti soggetti alle disposizioni del presente articolo sono quelli per cui è prescritta l’autorizzazione ai sensi della presente legge e comunque sono quelli per cui il trasferimento sia tecnicamente attuabile. Le disposizioni del presente articolo non si applicano nel caso di impianti di stazioni di radioamatore e nel caso di impianti utilizzati per pubblica sicurezza.

ARTICOLO 6 Autocontrollo
E’ posto a carico del titolare di ciascun impianto di teleradiocomunicazione presente sul territorio regionale di effettuare semestralmente autocontrolli dell’inquinamento elettromagnetico prodotto dal proprio impianto, tenendo conto delle modalità di esecuzione delle misure riportate nell’allegato 2 della presente legge. Le risultanze saranno confrontate con i valori trasmessi in fase progettuale. Riscontrato un potenziamento dell’impianto rispetto al progetto autorizzato, l’autorità regionale procede alla diffida assegnando il termine di 30 giorni per eliminare le irregolarità.

ARTICOLO 7  Vigilanza e controllo
La vigilanza tecnica e il controllo sono esercitati dall’ARPAB. Il controllo sul territorio viene effettuato a vista e sperimentalmente rilevando i limiti massimi di esposizione fissati dal D.M. n. 381/98 previo blocco delle apparecchiature di produzione di segnale nelle condizioni di massima potenza emessa in antenna. In caso di superamento dei limiti di esposizione e dei valori individuati dall’art. 3 e dall’art. 4, 2° comma, del D.M. n.381/98 ai titolari o ai legali rappresentanti degli impianti viene assegnato alla Regione Basilicata il termine di 30 gg. per la regolarizzazione dell’impianto. Scaduto il suddetto termine senza che si sia provveduto in merito, nei successivi 30 giorni si procede alla revoca dell’autorizzazione.

ARTICOLO 8 Catasto Regionale
Entro 180 giorni dalla entrata in vigore della presente legge verrà istituito il catasto regionale delle fonti fisse di radiazioni non ionizzanti nel quale saranno censiti tutti gli impianti di teleradiocomunicazioni presenti sul territorio regionale. Il Dipartimento Regionale Sicurezza Sociale e Politiche Ambientali è incaricato della tenuta e del relativo annuale aggiornamento pubblico sul Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata.

ARTICOLO 9 Norma transitoria
I titolari o i legali rappresentanti degli impianti di teleradiocomunicazioni indicati all’art. 2 che alla data di entrata in vigore della presente legge risultano già operanti nel territorio regionale, devono, entro 6 mesi dalla suddetta legge, richiedere la prescritta autorizzazione regionale con l’obbligo comunque di ottemperare entro tale termine al rispetto dei limiti massimi di esposizione fissati dal D.M. n.381/98 art. 3 e art. 4, 2° comma.

ARTICOLO 10 Sanzioni
L’installazione e la modifica degli impianti di cui all’art. 2 della presente legge, senza la prescritta autorizzazione o in difformità dalla stessa, comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa a carico del titolare da L. 1.000.000 a L. 10.000.000 nonché rispettivamente la demolizione o la riduzione a conformità delle opere realizzate.

ARTICOLO 11 Pubblicazione
La presente legge è dichiarata urgente ed entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione.

ALLEGATO 1: DOCUMENTAZIONE
Alla domanda di cui all’art.3 della presente legge il titolare o il legale rappresentante dell’impianto
Deve allegare, in triplice copia, la seguente documentazione debitamente firmata:
1) Progetto dettagliato dell’installazione che contenga:
— I dati catastali e o geografici per identificare con precisione il luogo ove è previsto l’insediamento
dell’impianto.
— Le planimetrie regionali della zona in scala 1:25000 o 1:10000 e catastali in scala 1:2000 o 1:4000.
— Gli elaborati grafici del sito previsto per l’insediamento ante operam e post operam con la struttura
dell’impianto prospetto e pianta e l’indicazione della sua recinzione. — La documentazione fotografica dei luoghi circostanti inquadrati dal punto di installazione delle antenne con orientamento coerente alla direzione di puntamento delle antenne.
— Le altezze relative dal centro geometrico del sistema radiante delle antenne rispetto agli edifici o
aree accessibili circostanti.
— Le misure previste per rendere inaccessibile l’impianto ai non addetti.
— La mappa in scala 1:1000 degli edifici circostanti la stazione radio-base per un raggio di 300 metri con
quota relativa alla linea di gronda e al centro elettrico dell’antenna.
2) Costruttore, tipo e modello della sorgente nel suo complesso e dei suoi componenti specificando le caratteristiche tecniche:
— La banda di frequenza o, per gli impianti di teleradiocomunicazioni, la banda operativa-intervallo di
frequenza, nella quale opererà l’impianto.
— Il numero di trasmettitori per cella e numero di celle.
— La potenza nominale in uscita per singolo trasmettitore espressa in W.
— La potenza al connettore di antenna per ogni radiante espressa in W.
— La potenza nominale irradiata per ogni singola portante radio nella direzione di massima irradiazione
(ERP).
— La direzione di puntamento delle antenne rispetto al Nord geografico.
— I diagrammi di irradiazione rispetto al piano verticale ed orizzontale.
— La dimensione degli elementi radianti.
— Il guadagno.
— Il Tilt elettrico o meccanico.
— L’altezza dal centro elettrico dell’antenna da terra (HCE).
3) Studio dell’impianto in relazione ai luoghi circostanti per il rispetto dei valori limite di campo elettromagnetico:
— I calcoli teorici di campo elettromagnetico prodotto dall’impianto (sia da installare che esistente)
relativi alle distanze dal centro elettrico dell’antenna;
— la relazione tecnica firmata da un esperto nel settore, contenente:
o Le valutazioni del fondo elettromagnetico (sia per gli impianti da installare che per quelli esistenti).
o Le valutazioni dell’inquinamento elettromagnetico prodotto dall’impianto (in ipotesi di impianto
esistente).

Le suddette valutazioni dovranno essere effettuate mediante le misure previste nell’allegato B del D.M. n.381/98 e tenendo conto delle modalità di esecuzione di cui
all’allegato 2 della presente legge e specificatamente:
o Le misure di campo elettromagnetico in banda larga dovranno essere effettuate nei punti significativi.
Questi dovranno essere scelti discriminando le situazioni di maggiore rischio: nei palazzi antistanti la direzione di massimo irraggiamento e su quelli che intercettano le onde laterali.
o Le misure dovranno essere condotte tenendo conto del piano quotato e delle distanze degli edifici
rispetto al centro elettrico dell’antenna.
o Le misure di campo elettrico in banda stretta devono essere effettuate nel caso in cui venga superato il
50% del valore del limite o misura di cautela tenendo conto delle modalità contenute nell’all.
o Le eventuali misure di minimizzazione della esposizione adottate in sede di progettazione dal
concessionario.
4) Per i sistemi direttivi, fermo restando quanto prescritto ai precedenti punti 1 e 3, la documentazione da produrre relativamente al punto 2 è la seguente:
— Tipo e modello di antenna
— Banda di emissione
— Dimensioni dell’antenna
— Guadagno
— Diagrammi di irradiazione rispetto al piano verticale e orizzontale
— Direzione di puntamento dell’antenna rispetto al nord geografico
— Potenza al Tx
— Tilt elettrico o meccanico
— Altezza dal centro elettrico dell’antenna da terra (HCE)

ALLEGATO 2: MODALITÀ D’ESECUZIONE DELLE MISURE
— Le misure vanno effettuate ordinariamente in banda larga, e nel caso in cui venga superato il 50% del valore del limite o misura di cautela dovrà essere effettuata un’analisi in banda stretta dei segnali presenti. A causa delle dimensioni non trascurabili delle antenne (ad esempio 1,2 m x 0,4 m per le biconiche, dai 10 ai 40 cm per i dipoli in mezz’onda e circa 0,4 m x 0,5 m per le log periodiche) è sufficiente un solo punto di misura a 1,5 m di altezza.
— Le misure in banda stretta dei campi elettromagnetici devono essere eseguiti secondo le norme C.E.I. ed
in mancanza di queste devono essere eseguite secondo le norme di buona tecnica, emesse in materia dagli organismi internazionali, oppure indicate da Enti o associazioni anche stranieri, di riconosciuta competenza.
— I livelli del campo elettrico, magnetico e della densità di potenza devono essere mediati su un’area
equivalente alla sezione verticale del corpo umano e su qualsiasi intervallo temporale di sei minuti. Per quanto riguarda le misure, il requisito della media spaziale richiede che vengano effettuate più misure nel punto d’indagine, almeno due corrispondenti alla testa e al tronco, quindi ad una altezza di 1,90 m e 1,10 m. Ognuna di queste dovrà essere a sua volta il risultato della media temporale su sei minuti. Se la differenza tra le due misure è maggiore del 25% del valore più elevato tra le due (maggiore quindi dell’incertezza di quella misura) è opportuno effettuarne una terza a 1,50 m da terra, per poi effettuare una media dei tre risultati. Il punto di indagine viene individuato attraverso una prima serie di misure nell’area in esame al fine di rilevare il punto di massima esposizione.
— Per la verifica dei limiti di Tab. 1 (Decreto Ministero dell’Ambiente n.381) le misure andranno
effettuate nei luoghi accessibili alla popolazione ritenuti a maggior rischio, mentre per la verifica dei valori di cautela di cui all’art. 4 andranno effettuate in primo luogo in corrispondenza degli edifici di maggiore altezza e in prossimità delle direzioni di massimo irraggiamento delle antenne considerate ed in corrispondenza di ricettori particolarmente sensibili quali ad esempio edifici destinati all’infanzia, scuole, ospedali.
— Le misure devono essere condotte lontano da corpi metallici per evitare il più possibile riflessioni.
— L’operatore si deve trovare ad una distanza di almeno tre metri dallo strumento.
— Lo strumento deve essere collocato sull’apposito cavalletto ad un’altezza dipendente dalla particolare
situazione.
— Le misure in ambienti esterni devono essere effettuate nella direzione di massimo irraggiamento
comunicata precedente dagli Enti gestori, anche in corrispondenza di edifici abitati. Per le abitazioni situate al secondo piano si utilizzeranno aste appositamente fornite dalla casa costruttrice dello strumento. Per abitazioni situate in posizioni intermedie il sensore verrà calato giù con una fibra ottica.
— Al fine di valutare l’adeguatezza degli strumenti di misura si ritiene utile citare, tra le altre, le
norme tecniche ANSI che richiedono che gli strumenti utilizzati siano isotropi entro 1 dB ed abbiano un fattore di calibrazione noto con un’incertezza massima di 2 dB, e le norme ISO 45000 e ISO 9000, che raccomandano che gli strumenti utilizzati siano tarati e riferibili. Si ricorda a tale proposito che con la legge 273/91 è stato istituito il Servizio Italiano di Taratura (SIT), il quale pertanto costituisce il riferimento nazionale.




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27 settembre 2006

ELETTROSMOG: L'ORGANIZZAZIONE LUCANA AMBIENTALISTA LANCIA UNA PETIZIONE

Lo sviluppo delle nuove tecnologie nel campo delle comunicazioni favorisce la posa sul territorio di numerose stazioni radio-base per la diffusione del segnale di telefonia mobile e di quelli UMTS e del segnale radio-televisivo. Particolarmente impattante per la salute pubblica è il proliferare di antenne per la telefonia mobile, di ripetitori per la diffusione del segnale televisivo del digitale terrestre e dell'attraversamento sui luoghi abitati di linee elettriche a media ed alta tensione. Le associazioni proponenti il presente appello, pur non disconoscendo l'utilità dei servizi di comunicazione e trasporto di energia e della loro importanza per la crescita sociale ed economica, ribadiscono la necessità di coniugare progresso e tutela della salute mettendo in campo tutti gli accorgimenti tecnici, normativi, legislativi affinché il progresso non rappresenti un problema per le popolazioni. Per questi motivi,

PREMESSO CHE

1) L'articolo 32 della Costituzione tutela la salute come bene fondamentale dell'individuo e della collettività;
2) L'articolo 174, paragrafo 2, del Trattato Istitutivo dell'Unione Europea sancisce la validità del principio di precauzione confermata nel febbraio 2003 dall'O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) e dall'ICEMS (International Commision for Electro - Magnetic Safety);
3) Il pro-memoria diffuso nel marzo 2000 dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e le linee guida elaborate dalla Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICPIRP) che prevedono di evitare qualsiasi tipo di danno noto, sia a breve che a lungo termine;
4) prima di procedere all'immissione sul territorio di tecnologie invasive bisogna averne dimostrato l'innocuità, essendo necessario procedere a valutazioni preventive che consentano l'applicazione del "principio di inversione della prova";
5) La Regione Basilicata ha ottemperato agli obblighi derivanti dalla legislazione nazionale promulgando la Legge Regionale n° 30 del 5/4/2000 che disciplina il regime delle autorizzazioni "al fine di salvaguardare l'ambiente e tutelare la popolazione dai possibili rischi sanitari, derivanti dall'esposizione a campi elettromagnetici". Particolarmente importante è l'articolo 5 di questa legge in quanto prevede che entro un anno tutti i comuni dovevano individuare aree per la localizzazione di siti ove allocare le antenne e prevedeva anche lo spostamento di quelle esistenti;
6) la competenza urbanistica è esclusiva di Regioni e Comuni, per quanto riguarda le antenne (Corte Costituzionale, sentenza n. 303/2003). Il potere di localizzazione dei Comuni è confermato dalla giurisprudenza (ultimo atto noto: ordinanza del TAR Campania, 10 novembre 2004 n. 5210) Il diritto dei Comuni di stabilire, in via urbanistica, zone nelle quali le antenne sono vietate è confermato dalla giurisprudenza (ultimo atto noto: ord. del Consiglio di Stato 25 gennaio 2005, n. 371), con riferimento a "zone sensibili". I semplici limiti di distanza, tuttavia, non sono ammessi (Corte Costituzionale, sentenza n. 307/2003). Il diritto di vietare l'istallazione di tralicci e pali per ragioni di tutela del paesaggio e dei beni culturali, in base al Codice Nazionale relativo, è confermato dalla giurisprudenza (ultimo atto noto: sentenza del TAR Sicilia, 22 febbraio 2005, n. 203) Il diritto dei Comuni di adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti è sancito dall'art. 8 della Legge 36/2001;

RITENENDO INFATTI 

Che l'esposizione alle radiazioni elettromagnetiche della popolazione interessata da nuovi impianti sia elevata, con valori di campo elettrico decisamente superiori agli obiettivi di qualità ed ai valori di attenzione indicati in modo precauzionale dal Congresso scientifico di Salisburgo del giugno 2000 (0,6 V/m contro gli attuali 6 V/m previsti dalla vigente normativa, dieci volte superiore!);
Che le radiazioni secondarie emesse dalle antenne in prossimità delle stesse aggrava la situazione degli abitanti prossimi alle antenne poiché è noto che i calcoli previsionali di impatto elettromagnetico non tengono in conto della somma delle emissioni;
Che non sia stato concesso agli abitanti della zona interessate dalla posa di SRB di potere presentare le osservazioni previste, il Codice delle Comunicazioni (Dlgs 259/2003) prevede che ogni richiesta di impianto deve essere adeguatamente pubblicizzata (art.87, capo 4) non appena presentata, cioè che i cittadini devono essere preventivamente informati;
Che è essenziale, dopo tanti anni di inapplicabilità del citato articolo, sia finalmente permesso al cittadino di avere diritto all'informazione in termini pratici ed efficaci (risultando insufficiente la pubblicazione all'Albo Pretorio, quando e se avviene! ). In particolare, nel procedere al rilascio delle autorizzazioni amministrative all'installazione in oggetto, fino ad oggi non sono stati interpellati i cittadini, né risulta che sia stato svolto alcun accertamento circa la presenza di soggetti sensibili abitanti vicino alle antenne (quali portatori di pace maker, bambini, persone con patologie mediche incompatibili con i campi elettromagnetici ecc.).

E' OLTREMODO NECESSARIA

a) L'attivazione presso ciascun Comune di una Commissione per la redazione di un Regolamento delle installazioni che preveda, tra gli altri, la partecipazione dei rappresentanti dei Comitati di Quartiere, dei tecnici e ricercatori individuati dai Comitati stessi, che possa affrontare la situazione anche all'interno dei Quartieri;
b) La minimizzazione all'esposizione della popolazione, in osservanza della Legge Quadro n. 36/2001, dalla L.R. 30/2000, dal D.M. 381/1998, dal protocollo d'intesa tra ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) ed il Ministero delle Comunicazioni del 7/12/2003;
c) L'organizzazione di un sistema telematico di misurazione in continuo, capillare su tutto il territorio, per controllare i numerosi siti e di quelli individuati. Il monitoraggio in continuo deve produrre risultati accessibili al pubblico sui siti internet comunali per consentire una vivibilità consapevole a chi deve permanere vicino a fonti inquinanti;
d) L'imposizione ai Gestori, al momento dell'autorizzazione del Comune, di installare un limitatore di potenza complessiva trasmessa, certificato e piombato sugli impianti di trasmissione; tale limitatore dovrà garantire che l' esercizio della Stazione sia conforme a quanto autorizzato, per numero di canali e per potenza per canale secondo quanto richiesto e dichiarato nella domanda di concessione (la necessità di questa norma discende dalla possibilità che, anche per errore umano, la potenza di trasmissione in esercizio possa superare quella per cui la Stazione è autorizzata, superando senza consapevolezza i limiti di esposizione accettabili );
e) L'apposizione per ogni installazione di un apposito cartello, riportante il nome del Gestore e i dati tecnici della Stazione (tipo, numero di canali, frequenze, potenze per canale), con la segnalazione di "emissione in corso di campi elettromagnetici" per avvisare i cittadini della presenza di impianti a volte poco visibili. L'Amministrazione comunale ed il Sindaco sono infatti i garanti della salute pubblica e, in quanto tali, responsabili della salute pubblica derivante dall'esposizione a campi elettromagnetici degli abitanti in prossimità dell'impianto;
f) la tutela delle proprietà immobiliari ubicate nei pressi delle Stazioni Radio Base che subiscono una svalutazione che arriva fino al 30 % del valore.

TUTTO CIO' PREMESSO

Chiediamo ai sindaci, alle amministrazioni comunali ed alla Regione Basilicata, a ciascuno per la propria competenza di:
1) Individuare siti più idonei e con minore impatto ambientale tramite una più efficace pianificazione di carattere cittadino, con intervento diretto sul Piano Regolatore e redigendo mappe delle installazioni esistenti, Quartiere per Quartiere, da rendere anche disponibili al pubblico. Ciò al fine inoltre di applicare il principio di cautela, non ritenendo, oggi, sufficientemente cautelato il diritto alla salute degli abitanti dei comuni lucani;
2) Dare pratica ed integrale attuazione al citato articolo 5 della Legge Regionale adottando i Piani di Localizzazione prevedendo la delocalizzazione degli impianti già esistenti se questi sono ubicati vicino alle abitazioni, i luoghi di lavoro o di svago, le scuole, le residenze sanitarie. La Regione Basilicata è obbligata a vigilare e far rispettare queste disposizioni;
3) Per quanto attiene la Regione Basilicata di rendere noto ed aggiornare l'elenco delle SRB (Stazioni Radio Base) presenti sul tutto il territorio regionale nel rispetto dell'articolo 8 della L.R. n° 30 del 2000 che istituisce il "catasto regionale delle fonti fisse di radiazioni non ionizzanti nel quale saranno censiti tutti gli impianti di teleradiocomunicazioni presenti sul territorio regionale. Il Dipartimento Regionale Sicurezza Sociale e Politiche Ambientali è incaricato della tenuta e del relativo annuale aggiornamento pubblico sul Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata".

Per firmare la Petizione
: http://www.olambientalista.it/petizionelettrosmog.htm




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27 settembre 2006

LAGONEGRO: ANTENNA UMTS SUL MUNICIPIO

La salute di tutti i lagonegresi vale 15.000 Euro (più IVA)

Si rivela l’ennesima scelleratezza dell’amministrazione Costanza , Piro e Spera, che con la disarmante complicità dell’allora opposizione di centrosinistra, ha prodotto una delibera le cui conseguenze pagheremo con la nostra salute. Estremamente grave è il lassismo e la superficialità dimostrata nel non dare attuazione al piano di localizzazione delle antenne previsto dalla legge. In pratica il Comune avrebbe dovuto studiare dove posizionare le antenne delle società telefoniche in modo che potessero nuocere il meno possibile senza suscitare il più che giustificato allarme sociale.

Invece i nostri amministratori, ben consapevoli che lo stesso edificio avrebbe a breve ospitato gli alunni della scuola primaria, hanno deciso di far installare questa famigerata antenna UMTS senza il minimo coinvolgimento dei cittadini e del Consiglio Comunale. In questo modo hanno stabilito di lasciare in eredità agli alunni della scuola primaria l’antenna pregiudicando la salute dei lagonegresi già dalla prima infanzia.

Grave è l’atteggiamento di qualche ex amministratore che – prima firma la delibera con la quale il Comune ha autorizzato l’installazione dell’antenna Tim - poi si atteggia a tribuno a difesa della causa ambientalista. Riprovevole è il comportamento del Sindaco Mitidieri e della sua maggioranza che, attraverso un comunicato stampa, manifestano l’assoluta continuità con la precedente amministrazione – non solo negli uomini ma anche nei fatti.

Il circolo di Rifondazione Comunista si impegnerà in quesi giorni nel dare vita ad una conferenza per decidere sulle forme di lotta da intraprendere per sospendere i lavori di l'installazione dell'antenna. Solo una grande mobilitazione può cancellare questo atto insensato e autoritario e affermare il primato della partecipazione pubblica e democratica a difesa dei nostri diritti!

Tutto così scontato?

La collocazione delle stazioni radio per la telefonia cellulare UMTS è sicuramente una materia poco pacifica. La mancanza di certezze scientifiche sugli effetti prodotti da questo tipo di impianti nel lungo periodo, unitamente al forte incremento delle installazioni, suscita da qualche anno un diffuso allarme sociale a livello internazionale. Non è un caso che molte città del nord dell’Europa – come Copenhagen – hanno deciso di bloccare l’installazione delle antenne sulle proprietà pubbliche. Il Parlamento olandese è stato il primo ad inviare un report alla Commissione Europea su una ricerca condotta su persone esposte alle frequenze UMTS. Da un po’ di tempo le società di assicurazione hanno lasciato fuori del loro mercato le grandi aziende produttrici dei cellulari, benché manchino sicure prove scientifiche sulla pericolosità dei telefonini.

L'Unione europea recepisce nel Trattato istitutivo il ‘Principio di Precauzione’, principio che si intende esteso anche ambiti diversi dall'ambiente. Era del tutto ovvio che anche a Lagonegro una vicenda come l’installazione di una stazione UMTS sul Palazzo Municipale (che è pure sede della biblioteca e della scuola primaria) suscitasse le più che giustificate perplessità e reazioni allarmate. Sicuramente la legge italiana, dovendo disciplinare dei temi molto “sensibili” come la tutela della salute pubblica e dell’ambiente e la garanzia di un servizio di pubblica utilità come la telefonia mobile, non ha aiutato gli Enti locali nell’individuare gli appositi spazi di intervento. A prova di tutto ciò sono i sempre più numerosi contenziosi innanzi al giudice, che hanno alimentato una giurisprudenza amministrativa che può essere utile a capire come i Comuni possono esercitare un legittimo intervento regolatore in questo campo. Innanzitutto gli Enti locali non hanno competenza nell’emanare norme di tipo sanitario, in altre parole nel caso delle antenne spetta solo allo Stato di fissare i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici. Rientra invece tra le competenze del Comune quella di emanare norme regolamentari con valenza urbanistico-edilizia, come per esempio quelle disposizioni che indicano la localizzazione degli impianti basate sul rispetto delle distanze dalle aree intensamente frequentate. Infatti, la legge e la giurisprudenza amministrativa riconoscono ai Comuni il potere di adottare dei regolamenti urbanistici che assicurino l’insediamento degli impianti in modo tale da minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici, rispettare l’assetto del territorio e garantire comunque il servizio UMTS. Ad esempio, l’ARPA dell’Emilia Romagna suggerisce in un apposito studio di collocare le stazioni per il servizio UMTS “su pali di illuminazione pubblica di rotatorie stradali o di campi da calcio che offrono la possibilità di utilizzare strutture portanti già esistenti e ad altezze rilevanti rispetto al suolo piuttosto che orientare la scelta verso la collocazione su edifici spesso a quote confrontabili con l’altezza degli edifici limitrofi”.

La stessa giurisprudenza invita più volte, Comuni e gestori, ad una pianificazione concertata in modo da evitare gli inevitabili contenziosi. L'ANCI, l'Associazione nazionale dei Comuni, ha siglato un protocollo d’intesa con il Ministero delle Comunicazioni che recepisce questa indicazione stabilendo il principio della concertazione come norma, ‘extra legem’, che di fatto dovrebbe far superare i molti punti di dissidio.

Nel caso specifico di Lagonegro, se l’amministrazione Costanza in fase di stesura di un regolamento di questo genere avrebbe previsto - per esempio - la localizzazione delle antenne UMTS sul monte Iatile, sarebbe stato compito del gestore di telefonia quello di dimostrare la necessità di installare la stazione radio proprio sul Palazzo municipale o in un altro sito. Purtroppo negli atti con cui la Giunta municipale, da Giugno a Novembre 2005, ha espresso parere favorevole sulla realizzazione degli impianti di telefonia cellulare, di questo piano di localizzazione delle antenne non vi è traccia. Voci maliziose vogliono che quella stessa amministrazione abbia pagato un tecnico per redigerlo e – al solito – tenerlo nel cassetto o dimenticarsene per scelleratezza. Quella stessa amministrazione – unitamente all’opposizione silenziosa e distratta - sapeva bene che la legge ha stabilito per le antenne UMTS una corsia preferenziale, nel senso che se di potenza fino a 20 watt, per la società telefonica basta una semplice "denuncia di inizio attività" e l’ARPAB deve pronunciarsi sulla compatibilità elettromagnetica (e le emissioni rientrano quasi sempre nella norma). Scaduto il termine della denuncia di inizio attività è veramente arduo sospende i lavori di realizzazione di una stazione radio, anche se nel frattempo nell’edificio la stessa amministrazione ha deciso di trasferire la scuola primaria. Basti citare il TAR di Catania che afferma “l’illegittimità di un’ordinanza emanata sul presupposto di proteste e manifestazioni di cittadini, che non sia preceduta da un’istruttoria volta a verificare se la presenza di più fonti di emissione elettromagnetica rappresenti un concreto pericolo a causa del cumulo di effetti dannosi.”.

A frittata fatta e vista la difficoltà nel far togliere una stazione di telefonia installata, ci vorrebbe un grande movimento di mobilitazione sociale che affermarmi il primato della partecipazione pubblica e democratica a difesa dei nostri diritti, in primis quello alla salute. Un movimento del genere si è avuto a Scanzano Jonico e a Rapolla. A Lagonegro un paese intero si mobilitò per la difesa dell’ospedale. Nemmeno a farlo apposta c’erano gli stessi amministratori, incapaci ieri come oggi di prendere una posizione. Cari amministratori, consapevoli dei passaggi burocratici che si sono consumati a norma di legge ma con nessuna trasparenza e pubblicità adeguata, siete o non siete d’accordo con l’installazione di una antenna UMTS in pieno centro abitato e su di una scuola?

[Città Futuro]




permalink | inviato da il 27/9/2006 alle 20:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

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